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Il diario dell'agrumeto

La forza dell’Etna, la ricchezza della terra

14 set
Tempo di lettura: 3 min

L’Etna è tornato a farsi sentire.

Negli ultimi mesi il vulcano ha mostrato più volte la sua natura, con attività eruttiva, colate laviche e ricadute

di cenere sulle zone circostanti.

Uno spettacolo che, per chi vive ai suoi piedi, è parte della vita quotidiana.

E che ci ricorda una cosa semplice:

qui la terra è viva.

Ma cosa significa tutto questo per

i nostri agrumeti?

La prima risposta potrebbe sembrare scontata: cenere, polvere, vulcano… quindi un problema.

In realtà, la storia è un po’ più interessante.


La cenere dell’Etna non è solo “polvere”

Quello che chiamiamo comunemente cenere vulcanica è composto da minuscole particelle di materiale proveniente dal magma. E, nel caso dell’Etna, questo materiale

è particolarmente ricco di elementi minerali.

Gli studi dell’INGV mostrano infatti come le rocce vulcaniche etnee contengano elementi importanti per la vita delle piante, tra cui potassio, fosforo, calcio, magnesio, ferro, manganese, rame e zinco. Con il tempo, l’alterazione delle rocce vulcaniche libera questi elementi nel terreno, contribuendo alla sua fertilità.

È uno dei motivi per cui, da secoli, sulle pendici dell’Etna si coltivano vigneti, ulivi, pistacchi e naturalmente agrumi.

Insomma, quella che a prima vista sembra soltanto una polvere scura racconta in realtà una storia molto più lunga: quella di una terra che si rinnova continuamente.


Dalla cenere alla fertilità

Il processo non è immediato.

La cenere appena caduta non è un fertilizzante “pronto all’uso” e non significa che più cenere c’è, meglio stanno le piante. Una ricaduta molto abbondante può infatti appesantire le foglie, ostacolare temporaneamente la fotosintesi e modificare

le caratteristiche del terreno. È per questo che gli effetti della cenere dipendono dalla quantità, dalla granulometria e dalle condizioni della coltivazione.

Ma quando il materiale vulcanico entra nel naturale ciclo del suolo, la prospettiva cambia.

Con il tempo, acqua, microrganismi e processi naturali contribuiscono all’alterazione

dei materiali vulcanici, rendendo disponibili diversi elementi minerali. La ricerca scientifica considera infatti la cenere vulcanica una possibile fonte di nutrienti

e una risorsa naturale per il terreno

È un processo lento, naturale, quasi invisibile.

Ma è proprio così che l’Etna costruisce, anno dopo anno, la ricchezza della terra

su cui coltiviamo.


È anche questo il segreto di un’arancia siciliana?

Non possiamo dire che sia la cenere da sola a rendere speciale un’arancia.

La qualità di un agrume nasce dall’insieme di tantissimi elementi: la varietà, il clima, l’acqua, l’esposizione, il terreno, le cure dell’agricoltore e il tempo.

Ma il suolo vulcanico è certamente una parte importante di questo racconto.

E forse è proprio qui che si trova la bellezza dell’agricoltura alle pendici dell’Etna:

il vulcano che sembra distruggere è, nello stesso tempo, uno degli elementi

che ha contribuito a rendere fertile questa terra.

Una terra che cambia, si arricchisce e continua a dare frutti.


La nostra terra, il nostro legame

Noi di Agrumiamoci questa terra la conosciamo bene.

La vediamo cambiare con le stagioni, la vediamo reagire alla pioggia, al sole, al vento.

E anche quando l’Etna si fa sentire, sappiamo che fa parte dello stesso paesaggio

che da generazioni permette alla nostra famiglia di coltivare.

Per questo non guardiamo alla cenere soltanto come a qualcosa che cade dal cielo.

La guardiamo anche come a un piccolo pezzo della storia geologica della Sicilia

che torna alla terra.

Perché coltivare alle pendici dell’Etna significa proprio questo: prendersi cura

di una terra che, da sempre, sa come rinascere.

 
 
 

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